venerdì 29 gennaio 2010

Addio Mr Caulfield 1919-2010



NEW YORK — Poche ore dopo l’annuncio della sua morte, il settimanale «New Yorker» ha messo online i 13 racconti che dal 1946 al 1965 furono pubblicati sulle sue pagine. Contemporaneamente, su Twitter, Bret Easton Ellis, gioiva per la sua scomparsa, a testimonianza della grandezza, non priva di contrasti e polemiche, del leggendario autore de Il giovane Holden. Il 91enne J.D. Salinger — «La Garbo della letteratura», come l’ha ribattezzato il «New York Times» — si è spento nella sua casa di Cornish, nel New Hampshire, dove viveva da auto recluso da più di cinquant'anni. L'annuncio della scomparsa è stato dato dal figlio Matt. La conferma è poi giunta dall'agente, secondo cui il decesso è avvenuto «per cause naturali, senza dolore alcuno».

Jerome David Salinger era nato a Manhattan il primo gennaio 1919, figlio di Sol Salinger, un ebreo di origini polacche che operava nel commercio di carni, e diMarie Jillich, di origini metà scozzesi e metà irlandesi. Quando si sposarono, la madre di Salinger cambiò il proprio nome in Miriam e si convertì all'ebraismo; J. D. non seppe che sua madre era convertita fino al giorno del suo bar mitzvah. Dopo le scuole superiori s'iscrive alla New York University che abbandona nella primavera del 1937 per imbarcarsi su una nave da crociera. In autunno si fa coinvolgere nell'azienda del padre, che lo spedisce nella filiale della sua ditta a Vienna. Riesce a scappare un mese prima dell'annessione da parte della Germania nazista, quando la sua stessa vita improvvisamente è in pericolo. Tornato in America, frequenta il corso di scrittura della Columbia University, e nel 1940 pubblica il suo primo racconto. L'anno dopo inizia un'appassionata relazione con Oona O'Neill, figlia di Eugene O'Neill, che però non esita a mollarlo per Charlie Chaplin. Nel 1942 parte come soldato alla volta dell'Europa, dove partecipa allo sbarco ad Utah Beach nel D-Day e alla battaglia delle Ardenne. Assegnato al controspionaggio, è tra i primi a entrare nei lager tedeschi. «È impossibile non sentire più l'odore dei corpi bruciati, non importa quanto a lungo tu viva», la figlia Margaret ricorda di avergli sentito dire. Anche in guerra non smette mai di scrivere e, al ritorno, inizia a collaborare con il «New Yorker».

Il giovane Holden (edito in Italia da Einaudi), manifesto della ribellione giovanileda ormai tre generazioni, esce nel 1951 e riscuote un immediato successo, anche se le prime reazioni della critica furono negative. Dopo la pubblicazione di Nove Racconti nel 1953, J. D. Salinger si ritira a vita privata difendendo la propria privacy con un’ostinazione quasi patologica, sino a raggiungere un isolamento da eremita. Da allora le notizie su di lui si fanno frammentarie e contraddittorie. Di certo si sa che ha collezionato ben tre mogli: la tedesca Shula, da cui divorzia nel 1945 dopo solo otto mesi; la studentessa Claire Douglas, da cui ebbe due figli, Margaret e Matt e l’attuale, Colleen O’Neil, sposata nell’88. Nel 2000, sua figlia Margaret, con l’aiuto della madre Claire, pubblica l’autobiografico «Dream Catcher: A Memoir» (edito in Italia da Bompiani con il titolo L’acchiappasogni) dove fa a pezzi il padre descritto come un sadico, capace di terribili violenze psicologiche sui familiari più stretti che, avrebbe «costretto a vivere da prigionieri virtuali». All’indomani della sua scomparsa resta il mistero dei suoi inediti. Un’amante che aveva avuto negli anni Sessanta, finita la relazione, disse che Salinger scriveva regolarmente e aveva completato almeno altri due romanzi. Pare mettesse un segno rosso sui manoscritti che si potevano pubblicare così come sono e uno blu su quelli da revisionare.

Video Corriere della Sera

Fanculo ad Ellis. Non gli è rimasto che lucrare sulla morte di una persona per mettersi in mostra. Caro Bret easton Ellis, impara a scrivere di nuovo, visto che i tuoi romanzi sono sempre stati pagati fior di miliardi e adesso non riesci più a scriverne nessuno. Dalle regole dell'attrazione che per me sei morto. Ma forse è priorio questo quello che vuoi fare, far parlare di te e dei tuoi fottuti libri morti.

Un pensiero di Salinger:

Ragazzi, quando morite vi servono di tutto punto. Spero con tutta l’anima che quando morirò qualcuno avrà tanto buonsenso da scaraventarmi nel fiume o qualcosa del genere. Qualunque cosa, piuttosto che ficcarmi in un dannato cimitero. La gente che la domenica viene a mettervi un mazzo di fiori sulla pancia e tutte quelle cretinate. Chi li vuole i fiori, quando sei morto? Nessuno.

domenica 24 gennaio 2010

Madness




Madness

Oggi ho scoperto di non essere solo
ho la mia follia con me e non me ne pento.
Nascosta in un angolo straziato della mia mente l'ho fatta mia e riesco a governarla.
Sento le loro voci dilatate dall'assillo
sviscerare grevi la loro tormentata esistenza
;Io sono;
ansito di un respiro vibrante d'odio
innocente messaggero dagli occhi puri crocifisso
ignobile eccezione compassata
simbolo della sofferenza umana voglio essere
accecato dal senso di rabbia esisto
;Non mi avrete mai;
I vostri squallidi pregiudizi
sono solo ecumeniche parole scevre di essenza;
un'altra alba nasce e si infrange sulla mia scomposta figura
sono qui da solo al buio e al freddo
che piango e attendo la pace eterna
un mondo in cui si possa davvero vivere con il cuore
& non essere soltanto un altro cereo pezzo
di questo fottuto sistema.
;Non mi avrete mai;
Io sarò.

mercoledì 23 dicembre 2009

Non basta un bel pacco per fare un buon libro


Pensavo che Steinbeck si riferisse al pacco, quello nei pantaloni, nel senso di coglioni per scrivere. Invece ho frainteso.
Lascio comunque l'articolo.

Già nel 1951 l'autore di «Furore» criticava «l'era del packaging», il prevalere della confezione sul contenuto e l'uso mediatico dello scrittore che in tv deve esporre il suo privato
JOHN STEINBECK
John Steinbeck, l’autore di Furore e Uomini e topi, scrisse a inizio Anni 50 questi Appunti sparsi e ribaldi sui libri inediti per l’Italia, che si rivelano oggi più che mai attuali. Uscirono nel 1951 in The Author Looks at Format, a cura di Ray Freiman, American Institute of Graphic Art. Li pubblica ora l’editrice Alet, nella traduzione di Fabio Zucchella, in una plaquette fuori commercio offerta ai librai come dono natalizio. Ne anticipiamo qui alcuni passi.

Questa è l'era del packaging. Tutto ha un packaging, una confezione: dagli animaletti impagliati e vestiti alle locomotive. E attraverso un processo lento e costante, l'involucro sta diventando più importante del contenuto. Cosa inevitabile, visto che l'acquirente moderno compra merce confezionata.

I libri americani sono delle confezioni, e immagino che le stesse regole usate per le pillole e per il cibo in scatola debbano applicarsi anche ai libri. Pare ormai assodato che se tu metti delle pillole identiche in due scatole di diverso colore, una gialla e una bianca, la gente comprerà quella gialla.

Abbiamo tre tipi di confezione per i libri: quella che attrae come un fiore attira gli insetti, quella che sancisce la loro profondità con copertine austere e noiose (perché in genere la profondità viene ritenuta noiosa) e infine quelle che grazie all'illustrazione in copertina indicano o mentono a loro riguardo. In ogni caso, si tratta dello stesso meccanismo utilizzato per catturare le mosche.

In generale gli editori pensano che se a un libro di mezzo chilo ne viene accostato uno di un chilo, l'articolo più pesante è quello più desiderabile. È il medesimo istinto grazie al quale ogni ragazzino prima o poi scambia il suo dieci cent d'argento per un nichelino da cinque. I libri spessi e pesanti sono più richiesti di quelli leggeri e sottili, indipendentemente dal contenuto.

Questo fatto una volta mi ha spinto a dare un paio di consigli ai miei editori, i quali stupidamente non li hanno seguiti. Se venissero usate copertine di piombo, il problema del peso sarebbe risolto. E se i libri venissero stampati su fette di pane di segale, sarebbero molto più spessi. Inoltre, un libro fatto di pane risolverebbe due problemi. Il lettore non perderebbe mai il segno perché mangerebbe le pagine man mano che le finisce; si ovvierebbe anche all'inconveniente del mancato guadagno per un libro dato in prestito. Perché alla gente piace davvero mangiare mentre legge. Qualche anno fa, in una biblioteca pubblica di Birmingham, in Inghilterra, venne calorosamente richiesto a tutti gli iscritti di non usare come segnalibri il bacon o l'aringa affumicata, perché il grasso avrebbe impregnato le pagine e l'odore avrebbe potuto essere repellente per i futuri lettori. Ho la sensazione che l'arte della rilegatura non sia stata adeguatamente sfruttata... per esempio incollando sul retro della copertina delle bustine di cellophane ripiene di marmellata di arance o di pâté di fegato d'oca. [...]

Il libro in quanto tale ha assunto il proprio carattere magico, sacrale e di autorevolezza in un'epoca in cui c'erano pochissimi libri, e quei pochi erano posseduti da persone estremamente ricche o colte. Allora il libro era l'unico modo che aveva la mente di abbandonarsi a luoghi lontani e a pensieri elevati. Si poteva uscire da se stessi soltanto tramite il talismano del libro. Ed è una cosa meravigliosa il fatto che anche oggigiorno, con la concorrenza dei dischi, della radio, della televisione e del cinema, il libro abbia mantenuto la propria natura preziosa. Un libro è qualcosa di sacro. Un dittatore può uccidere e massacrare la gente, può sprofondare ai peggiori livelli di tirannia e per questo essere odiato, ma quando vengono bruciati i libri assistiamo alla forma suprema di tirannia. E questo non possiamo perdonarlo. L'uso del libro come mezzo di propaganda è più potente ed efficace di qualsiasi altro medium. Una trasmissione ha una certa autorevolezza, ma un libro non mente. La gente non si fida automaticamente dei giornali. Ma automaticamente crede ai libri. È strano, ma è così. Da quelle parti del mondo sottoposte a rigidi controlli e a censura ci arrivano messaggi con i quali non si chiedono radio, giornali o opuscoli. Invariabilmente chiedono libri. Credono nei libri pur non credendo a nient'altro. Ed essendo tutto ciò vero, mi domando come mai i governi non usino i libri più spesso di quanto non facciano. Un libro viene protetto e fatto circolare. È rarissimo che un uomo distrugga un libro, a meno che non lo odi veramente. La distruzione di un libro è una sorta di omicidio. E vista la tendenza sempre maggiore a censurare e a controllare la gente per il suo bene, i libri sono l'unica forma di espressione che ancora vi sfugge. Un quadro può essere tagliato a strisce, ma una qualunque forma di restrizione imposta a un libro viene combattuta fino alla morte. [...]

Mi interrogo continuamente sul futuro dei libri. Possono continuare a competere con forme espressive rapide, economiche e facili che non richiedono la lettura o il pensiero? Io devo dire di sì, o che alcuni di essi tentano di fare proprio quello. Al giorno d'oggi ci sono tantissimi libri che vengono scritti avendo in mente il cinema. Si dice che certi editori non stampino libri che non abbiano la potenzialità di essere venduti al mondo del cinema. In molti casi anche lo scrittore viene considerato in parte scrittore e in parte venditore. Dovrebbe starsene in una libreria a etichettare il suo prodotto con il proprio nome. Dovrebbe partecipare agli spettacoli televisivi e diventare una scimmia ammaestrata. Dovrebbe esporre la propria vita privata, sessuale e i propri muscoli, perfino i peli del proprio corpo, agli sguardi adenoidei dei suoi potenziali lettori. Si dice che deve lasciar perdere la scrittura, se non intende fare questo genere di cose. Che è un asociale, se si rifiuta di far pubblicare sulle pagine patinate di una rivista illustrata le fotografie che lo ritraggono quando fa colazione, o quelle della moglie (o delle mogli).

Io non credo che un libro possa competere con i suoi rivali sul loro terreno d'azione. D'altra parte, neppure loro possono competere con il libro nel suo specifico terreno d'azione. All'infuori della musica, nessun'altra forma espressiva è in grado di «incoraggiare la mente e le emozioni». Non si può pensare a un film come a qualcosa di così personale come un libro che si ama. Nessuno spettacolo televisivo è un amico così come è un amico un libro. E nessun'altra forma espressiva, sempre all'infuori della musica, stimola la partecipazione del destinatario come un libro.

© 2002, Elaine Steinbeck e Thomas Steinbeck All rights reserved
© 2009 Alet edizioni

(fonte: Tuttolibri, in edicola sabato 19 dicembre)

venerdì 18 dicembre 2009

For Lovers



Video che lascio solo per la mia viscerale passione per Parigi. Musicalmente ne sono rimasto molto deluso.

domenica 6 dicembre 2009

Pete Doherty & Deutschland, Deutschland über alles

Durante la sua performance ad un festival a Monaco di Baviera, il 30enne cantante inglese ha intonato la prima strofa della “Canzone della Germania”.
Un gesto carino, se non fosse che quelle parole (“Deutschland, Deutschland über alles”) sono state dichiarate fuori legge dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in quanto inno della Germania nazista. Nessuno dei presenti ha gradito la citazione e l’esibizione di Doherty, trasmessa per l’altro via radio, è stata fermata dopo appena cinque canzoni.Andate al minuto 2:38.

giovedì 3 dicembre 2009

Segreti di Famiglia

Miglior film visto negli ultimi dieci anni.
La differenza tra la merda che ci propinano oggi in Italia - non voglio fare nomi - e il genio di Francis Ford Coppola.

mercoledì 2 dicembre 2009

Materiale inedito dei Pink Floyd restaurato



Amanti dei primi Pink Floyd - quelli di Syd Barrett in fase di piena creativa e di Roger Waters non ancora megalomane - una buona notizia. Sono state infatti restaurate dalla British Film Institute le registrazioni di un paio di puntate di Top Of The Pops, celebre programma televisivo condotto da Alan Freeman, in cui i Floyd sono stati ospiti il 6 e il 27 luglio del 1967. Il materiale danneggiato raccoglie una performance di See Emily Play - uno dei primi singoli della band - e sarà proiettato al Southbank di Londra in anteprima nel corso del festival Missing Believed Wiped, il prossimo 9 gennaio.

Fonte:Rolling Stone

sabato 21 novembre 2009

First Avenue, Hollowblue featuring Dan Fante



Ho avuto il piacere di ascoltarli ieri sera dal vivo. Di solito in Italia mi capita di ascoltare sempre gruppi scadenti, ma sono rimasto piacevolmente sconvolto da questa band, sopratutto dopo aver saputo che hanno collaborato con Dan Fante.
Un saluto a Sarah Mayer.

Forse un mattino andando in un'aria di vetro

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

5 Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

[dai Ossi di seppia, 1925]

Eugenio Montale

venerdì 20 novembre 2009

Nuovo album per gli Interpol previsto nel 2010




In una intervista rilasciata recentemente hanno dichiarato che l'album uscirà nei primi mesi del 2010.
La novità è che il sound sarà un qualcosa che sarà strettamente collegato al loro album di debutto del 2002: 'Turn On The Bright Lights'.
"The new record falls back towards the first," he told Paste Magazine. He added: "In trying to move forward, there was an unspoken realisation that you can’t let go of your sonic-defining tag."
Although a release date, title or tracklisting is still yet-to-be announced, Forgarino also revealed how the band had reverted back to their early sound.

"There was an effort in Daniel [Kessler]'s guitar tone; he rediscovered it playing in his loft space for a year without anybody," he explained. "The quality of that tone, played in a big room, is just beautiful. It creates an atmosphere."

Meanwhile, Interpol frontman Paul Banks is set to play just two UK shows in December as Julian Plenti. Performing in Manchester and London, the shows are in support of his debut solo album 'Skyscraper' - which was released earlier this year.