martedì 16 settembre 2008

Non riesco a credere in Dio



Quando soffro, non riesco a credere in Dio. Sarei troppo dolorosamente consapevole della mia impotenza se mi lamentassi di - e con - un Essere irraggiungibile.
Nel dolore, me la prendo solo con me stesso. Nella disgrazia con coloro alle cui buone opere la devo.

Jean Genet

lunedì 15 settembre 2008

Nietzsche e Dostoevskij

V. Strada Le veglie della ragione Einaudi Torino 1986 pagg. 69-71

I rapporti tra Nietzsche e Dostoevskij sono molto complessi e la loro complessità deriva anche dal fatto che essi sono paradossalmente reciproci. Infatti se Nietzsche fu un lettore interessato e ammirato di Dostoevskij quest’ultimo che nulla sapeva del filosofo tedesco ne anticipò temi e tesi fondamentali facendoli oggetto della sua ricerca dialogico-romanzesca. Le assonanze tra Dostoevskij e Nietzsche hanno richiamato da tempo l’attenzione critica e il parallelo tra loro è diventato canonico quanto quello tra Dostoevskij e Tolstoj. Del resto è ormai appurato che proprio Tolstoj e Dostoevskij furono per Nietzsche la fonte prima della sua concezione del Dio cristiano e che con questi grandi russi l’autore dell’Anticristo intrattenne un dialogo sotterraneo intessuto di illuminazioni e di ripulse. Solo di recente però alcune fasi decisive di questo dialogo sono state portate alla superficie ed è possibile ora porre l’ampio problema dei rapporti Nietzsche-Dostoevskij su una base filologicamente piú sicura. Mi riferisco in particolare agli appunti di lettura dei Demonî di Dostoevskij che Nietzsche conobbe nella traduzione francese uscita a Parigi nel 1886.
Nietzsche lettore dei Demonî trascura l’attualità politica del romanzo la quale anzi quasi certamente gli era ignota. L’assenza del momento politico dall’orizzonte di lettura del romanzo non è cosa trascurabile perché per Dostoevskij il “caso Neciaev” trasfigurato nei Demonî non fu un mero dato di cronaca bensí la manifestazione essenziale di una crisi di cui egli a partire almeno dalle Memorie del sottosuolo aveva anticipato la presenza e di cui da tempo aveva iniziato l’analisi. Crisi metafisica secondo Dostoevskij che diventa necessariamente crisi politica e che nella rivoluzione trovava la sua naturale sede di sviluppo. Per Dostoevskij il nichilismo era un fenomeno metafisico-politico e non è un caso che questo termine che in Occidente a partire da Jacobi aveva un significato puramente filosofico in Russia sia servito a designare il movimento rivoluzionario. Se nella prefazione per la Volontà di potenza Nietzsche poteva scrivere: “Ciò che racconto è la storia dei prossimi due secoli. Descrivo ciò che verrà ciò che non potrà piú venire diversamente: l’avvento del nichilismo” lo stesso avrebbe potuto scrivere Dostoevskij a premessa dei suoi romanzi anche se non solo il suo atteggiamento verso il nichilismo era antitetico a quello di Nietzsche ma diverso era in parte il contenuto stesso che in lui assumeva questo concetto contenuto per lui inevitabilmente anche politico. Qui oltre alle differenze personali conta evidentemente anche la differenza tra punti di vista storico-nazionali: era in Russia infatti che le idee nichiliste si erano tradotte in un nuovo tipo di azione rivoluzionaria.
Nietzsche è interessato dalla figura di Stavrogin ma i centri maggiori di attenzione indicati nei titoli dei gruppi di annotazioni (Psicologia del nichilista La logica dell’ateismo e Dio come attributo della nazionalità) confluiscono sul suicidio di Kirillov e sulla sua filosofia dell’uomo-dio. Il contesto dell’interesse di Nietzsche per i Demonî e in particolare per Kirillov è quello della sua riflessione sul nichilismo che per l’autore della Volontà di potenza consiste in una svalutazione dei valori tradizionali (morali metafisici religiosi) finora ritenuti sommi ma è una svalutazione che deriva necessariamente dalla natura di quei valori i quali nella fase estrema della loro storia si autosmascherano e si autoannullano applicando a se stessi quel culto della verità da loro stessi coltivato. Nietzsche dice che “il perfetto nichilismo è la necessaria conseguenza degli ideali finora coltivati” mentre l’epoca in cui viviamo è quella di un “nichilismo incompleto” e di vani “tentativi di sfuggire al nichilismo”. Nel nichilismo “spontaneo” per cosí dire e “incompleto” della nostra epoca di transizione Nietzsche si reputa colui che porta la “consapevolezza” del nichilismo favorendo cosí lo svolgimento di quest’ultimo alla sua “completezza”. Su questo nichilismo perfetto egli opera la sua “transvalutazione” di tutti quei valori che erano stati alla base del nichilismo stesso e in tal modo vuole aprire la via verso l’esodo dal nichilismo. Ma mentre il nichilismo era un evento necessario il suo superamento è un evento possibile cioè politico e l’Anticristo Nietzsche è l’autore appunto di un Antivangelo salvifico: “Il mio problema scrive egli in un frammento intitolato Superuomo non è di stabilire che cosa possa prendere il posto dell’uomo bensí quale specie di uomo debba essere scelta voluta allevata come specie di valore superiore...”. Contro un nichilismo “decadente” Nietzsche afferma il suo nichilismo che potremo chiamare creativo in cui la lunga morte di Dio diventa una sua liberatoria uccisione e l’uomo liberatosi dall’oppressione divina acquista egli stesso una sorta di divinità riappropriandosi feuerbachianamente sulla terra dei. suoi attributi che aveva proiettato in cielo.
Dostoevskij coglie perfettamente nei suoi romanzi la logica del nichilismo che non è semplicemente ateistico bensí rigorosamente antiteistico anche se per lui il nichilismo non è la conseguenza immanente dei valori tradizionali cristiani ma una loro negazione nata in seno a una particolare versione storica (cattolica e protestante) di quei valori. Nei Demonî l’antiteismo si dirama in una serie di figure che ne manifestano le potenzialità: dalla noia metafisica di Stavrogin al costruttivismo sociale di Sigalëv. Ma è in Kirillov che la “logica dell’ateismo” si dispiega con una coerenza esemplare. Nel suo incontro con Verchovenskij poco prima del suo suicidio Kirillov chiarisce non soltanto la logica antiteistica dell’autodeificazione dell’uomo bensí anche il significato redentivo che egli attribuisce al suo proprio suicidio: con questo atto ragiona egli con folle coerenza non soltanto egli si riappropria della sua libertà trasferita in Dio ma novello Salvatore apre all’umanità la via della rivolta metafisica e della libertà totale restituendole l’attributo principale della divinità: lo svoevolie cioè l’arbitrio come libertà illimitata. L’uomo nuovo e superiore che nascerà da questo primo atto consapevole di liberazione e di salvazione secondo Kirillov dovrà rigenerarsi anche fisicamente poiché “nell’aspetto fisico attuale (...) non si può affatto essere uomo senza il vecchio Dio”. Che poi il suicidio di Kirillov serva da copertura per il delitto organizzato da Verchovenskij non è una mossa denigratoria di Dostoevskij poiché la grandezza di Kirillov non ne è sminuita bensí piuttosto è una sua geniale comprensione della trama in cui l’antiteismo viene ad essere impigliato.
Il suicidio “logico” di Kirillov sembra agli antipodi del vitalismo “dionisiaco” di Nietzsche se non si pone mente al fatto che si tratta di un suicidio sacrificale e simbolico la cui missione soteriologica è quella di aprire la via ad un “oltreuomo” trasformato anche biologicamente. In questo senso Kirillov è ancora “cristiano” ma “cristiana” è anche la soteriologia antiteistica di Nietzsche. Il punto di divergenza tra Nietzsche e Kirillov sta nell’incanalamento dell’energia vitale liberata dalla negazione di Dio.

John Cooper Clarke

This fucking man

martedì 9 settembre 2008

Assenza/essenza




L'identità umana è il frutto di un processo sociale di natura dialettica.
Cogito ergo est. Intrattenimento dell'essere con sé stesso. Suicidio metafisico. Kirillov nei Demoni di Dostoevskij. Negare Un Dio. Radicale aberrazione. Non esisto.
Totale libertà dell'uomo. Parvenza d'essere. Non divenire atroce e sconsiderato.
Giaci immobile e taci.
Dolore e sregolatezza.

lunedì 1 settembre 2008

Il Genio



Puttana

















Photo by Rikki Kasso

Puttana

Dopo quattro pinte di birra
sono quasi riuscito a credere che tu mi amassi.
I tuoi occhi insolenti e lucidi
ne erano la prova.
Hai rovinato tutto poi
infilando quel cazzo di piede
nelle mie più intime perplessità.

;Ti sei guardata allo specchio e hai messo il rossetto;

Ti stavi preparando a prenderlo in bocca,
ti saresti sentita ancora e per l’ennesima volta una donna.
Mi hai spezzato il cuore & ne sei consapevole,
ti piace farlo e non hai pietà.
Tu che gridi nuda per casa e fai finta di non vedermi
Io che bevo al buio una bottiglia di Jack Daniel's e alzo il volume su Glenn Gould.

Adesso te lo metterò dentro e tu godrai,
succhierò il tuo sesso e ci infilerò un dito.
Più tardi quando sarò solo lo annuserò
e penserò a quando ancora ero capace di amare una donna.



Whore

After four pints of beer
I almost managed to believe you loved me.
Your insolent and shiny eyes
were the proof.
Then you ruined everything
sticking your goddam foot
Into my most secret doubts

;Looking at yourself in the mirror you put on your lipstick;

You were getting ready to take it in your mouth,
You would have once again and for the nth time felt like a woman.
You broke my heart and you are well aware of it,
You like to do it and you are without mercy.
You who wander naked about the house pretending not to see me
as I drink a bottle of Jack Daniel's in the dark and turn up the volume on Glenn Gould.

Now I will stick it in you and you will feel pleasure,
I will suck your slit and stick a finger in.
When I am alone later I will sniff it
And I will think back to the times when I was still capable of loving a woman.

Décadence new face/nuova veste grafica by Rikki Kasso



Rikki Kasso noto fotografo di Tokyo e New York ha deciso di concedermi una delle sue geniali foto per la realizzazione della nuova edizione di Décadence.

http://tokyoundressed.blogspot.com/

http://rikkikasso.com/KASSOPIA/Kassopia_Open.html

mercoledì 9 aprile 2008

Kerouac e Burroughs libro inedito

Verrà pubblicato il novembre prossimo dalla Penguin un libro inedito scritto a quattro mani da Jack Kerouac e William S. Burroughs

http://www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2008/03/02/wkerouac102.xml

giovedì 28 febbraio 2008

Sleeping on my own #01













Sleeping on my own #01 (ita)


Voglio farla finita con questa sporca vita
il mondo mi ha concesso solo sogni oltraggiosi.
Vorrei morire sul culo rotto di una fottuta puttana
ma ora voglio solo bere la mia ultima bottiglia di whiskey
aspettando gli anni della tua commiserazione.

;Mi hai chiamato amore mentre vomitavo sulla tazza del cesso;

Attendimi nella tua casa lussuriosa
completamente nuda & senza ambizioni
Sarò il tuo pazzo amante bambina questa notte
sii gentile con me & cerca di aprire le tue gambe quanto più possibile.
Domani nessuno saprà quello che è successo
la notte avrà un orgasmo con noi e tutto sarà perfetto
perché noi siamo una cosa sola & le nostre anime non hanno un nome.



Sleeping on my own #01 (eng. version)



I want to leave this dirty life
world causes me only injurious dreams
I'd kike to die on a smashed rump of a fucked bitch
But now I want just to drink my last bottle of whisky
waiting for your commiseration.

;You called me love while I was vomiting on my wc's table;

Wait for me at home , your lustful home
Completely naked & without ambitions
baby I'll be your mad love this night
be kind to me and try to open wide your legs as much as possible.
Tomorrow nobody will know what happened
The night will have an orgasm with us and everything will be perfect
as we are only one and our souls have no names.

mercoledì 27 febbraio 2008

Letterina al popolo di Nunzio Festa

Nunzio ha voluto che rendessi noto il suo pensiero.

LETTERINA APERTA PER IL POPOLO

dopo aver scelto di non seguiere più partiti e fazioni, mi son accorto semplicemente e solo che potrebbe sfiorare a qualcuna e/o qualcuno l'idea che il soggetto in questione sia diventato Qualunquista. dopo aver lasciato alcune militanze mi sono reso conto d'aver fatto più che bene. mi sono trovato poi a dover sorridere e provare nuovamente a ridere; e il giacchio diventava meno spesso: scioglimenti scelti.
Ma ora sento che è giusto riferirsi - direttamente - al popolo dove proprio tutti quanti i partiti politici hanno deciso di fare a meno del suo apporto (dopo che già avevano scelto di considerare la sensazione di un "apporto" e niente proprio niente altro)

Non basta voler tirarsi fuori dalle beghe, che le bighe allo stesso modo si fanno strada.
Sorelle e fratelli, penso adesso sia giunta l'ora di controbattere alle sofferenze che ci buttano addosso. è il tempo di non fare conti, e conquistare spazi
prendere sempre senza sentirsi in dovere di chiedere.
Il popolo ha il diritto di vivere.

NUNZIO FESTA